martedì, 11 settembre 2007

Tanto tanto tempo fa, quando Cracovia era un piccolo paese situato vicino al fiume Wista, governava un re che si chiamava Krak. Era un re intelligente, coraggioso e giusto. Sotto il suo governo, la città crebbe in forza e ricchezza. Molti commercianti che vendevano preziosi ornamenti e ogni sorta di prodotti si arricchirono. Il re Krak governò felicemente per tanti anni. Gli abitanti della città non disturbavano nessuno, vivevano in pace. Però una notte, in una vuota caverna ai piedi del colle di Vavel, non si sa da dove, apparve un terribile drago. Il mostro era immenso, coperto di squame verdi e dalle sue fauci, che mostravano denti grandi e affilati, usciva una fiamma enorme.

Quando videro questo rettile così vicino al castello, gli uomini furono presi dal panico e dal terrore. Il drago aveva una fame terribile e rapiva in continuazione il bestiame al pascolo. Tutti coloro che osavano avvicinarsi alla sua grotta diventavano le sue vittime. Il drago stava bene, cresceva e con lui cresceva il suo appetito. Il re Krak non era più giovane, e non potendo combattere da solo contro il drago, allora rese pubblico che chi avesse abbattuto il drago e liberato la città avrebbe avuto metà del suo regno e sua figlia in sposa. Presto il suo proclama giunse alle orecchie di cavalieri e principi che abitavano nei pressi di Cracovia e anche a forestieri. Alcuni arrivarono da soli, altri con i loro scudieri, altri ancora con tutte le truppe. L' entrata di ognuno era accolta con grida di gioia e con la speranza di liberarsi di quella terribile bestia. Purtroppo il drago si dimostrava sempre il più forte di tutti. Il fuoco che usciva dalla sua bocca, le squame dure come l'acciaio e i suoi denti affilati lo rendevano invincibile. Molti uomini persero la vita combattendo contro di lui, e le bianche ossa dei guerrieri che si vedevano davanti alla caverna scoraggiavano tutti gli altri dal tentare l'impresa. Soltanto pochi erano riusciti a scappare tutti "interi". Ogni giorno arrivavano sempre meno cavalieri. Poi non arrivò più nessuno. Gli abitanti si abbandonarono alla disperazione, perché non avevano più la speranza di liberarsi del drago. Un giorno si recò dal re un coraggioso.
Era strano, un giovane non appariscente, un calzolaio di Cracovia che si chiamava Scuta. Sembrava che questo piccolo, snello ragazzo non avesse la minima possibilità di combattere contro il drago, dato che tanti forti ed esperti cavalieri avevano perso la vita. Il calzolaio pensava di battere la bestia non con la spada, ma con l'aiuto di uno stratagemma. Perciò uccise un grande ariete, lo svuotò delle interiora e mise al posto di quelle zolfo e catrame. Di notte si avvicinò alla caverna e lasciò lì l'ariete, che da lontano sembrava proprio vivo. All' alba, quando il drago affamato uscì dalla grotta, vide quel boccone invitante, vi si buttò sopra e lo mangiò.
 Dopo un attimo, sentì dentro lo stomaco un grande bruciore. Per spegnere il fuoco, iniziò a bere l'acqua del fiume. Bevve, bevve, e la sua pancia crebbe sempre più. Infine scoppiò con un fragore tremendo.Gli abitanti sentirono il rumore, si recarono al fiume e urlarono di gioia. Il calzolaio sposò la principessa e prese metà regno. Dopo la morte del re, prese il potere e governò con giustizia. Con la pelle del drago fabbricò parecchie paia di scarpe.
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sabato, 05 maggio 2007
Non lo so perchè sto mettendo questo estratto da un monologo di Lella Costa... forse perchè mi è piaciuto quando lo ho visto in uno spettacolo teatrale in televisione.
Forse anche perchè voglio rassicurare LELLA COSTA che anche a noi macschi alle volte succede...
Forse perchè in fondo è anche il desiderio di noi maschi (sicuramente il mio): ESSERE COMPLETO!
... Io non lo so se succede anche ai maschi (onestamente penso di si), ma di sicuro succede a noi ragazze che nonostante tutta questa grande allegria, questa grande ironia che c’è in giro a noi ci pigliano delle botte di malinconia… clamorose!
Cosa che ci svegliamo al mattino con il magone in agguato, le lacrime che stanno dietro le palpebre e magari non vengono fuori, non traboccano però… però tutto questo dura fino a sera e… e non riusciamo neanche a capire perché, da dove arriva, che cosa è successo.
Forse… Forse un po’ di stanchezza
Magari… Magari chi lo sa,  che so il cambio di stagione o magari succede perchè proprio quel giorno ci siamo ritrovate tra le mani per caso cent’anni di solitudine e allora ci siamo ricordate di quando anche noi volevamo fare un figlio come Oriano Buendia: che nascesse con gli occhi aperti, che facesse cadere gli oggetti da lontano e promuovesse 32 rivoluzioni per perderle tutte
O magari perché usciamo di casa che è proprio inverno e invece ci colpisce a tradimento nello stomaco un profumo di primavera che è uguale a quello della primavera del ‘71 e… e non vale! Perché per noi una telefonata che non arriva è comunque un dolore
Perché noi ragazze vogliamo innamorarci sempre, ogni volta!
Vogliamo provare ogni volta quelle sensazioni tremende e irripetibili e il bello è che sono davvero ogni volta tremende e irripetibili e anche una frase scontata e logora come :
” ehi ma tu di chi sei?”
e la risposta ancora più banale:
“e bhe… a bhe tua no?”
Anche quelle sono ogni volta vere, belle, lucide come labbra appena truccate.
O magari ci succede perché vogliamo lavorare, anche se sappiamo che se lavoriamo li abbandoniamo tutti gli amori; anche questo, anche l’ultimo…
E d’altra parte è tutta la vita che abbandonano noi no?
Prima o poi … presto o tardi … amiche lontane… fidanzati…i figli.
E poi c’è il tempo, gli anni che passano comunque solerti, sicuri, solidi, inesorabili!
Ecco dal fondo di tutto questo noi eterne ragazze normalmente molto allegre ci ostiniamo a gridare a qualcuno:
 “ma no ma guarda che io ti amo, ti voglio bene ho bisogno di te”
Ma io non lo so se è veramente questo!
Forse… Forse quello che vorremmo veramente per noi e soltanto… Non lo so: ESSERE INTERE.

 Lella Costa -Magoni (1994)

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lunedì, 16 aprile 2007

Versi scritti di getto, forse da sistemare e forse da cambiare per dare un significato migliore... due quartine ancora da risolvere (forse)!

Ti nascondi dentro quel vestito
scomodo, che non ami indossare
e ti trucchi come fosse un rito.
Fai di tutto per farti guardare!

Ma dietro quella maschera
Che ti rende alle altre uguale
si nasconde la tua anima vera:
l'unica cosa che realmente vale

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sabato, 07 aprile 2007
GEORGE : Lo sai … Una volta questo era proprio un gran bel paese …. e non riesco a capire quello che gli è successo…
BILLY : Bhe è che tutti hanno paura, ecco quello che è successo. Noi non possiamo neanche andare in uno di quegli alberghetti da due soldi… voglio dire proprio di quelli da due soldi capisci…credono che si vada li a scannarli o qualcosa…. Hanno paura !
GEORGE : SI, ma non hanno paura di voi. Hanno paura di quello che voi rappresentate.
BILLY : Ma quando…! Per loro noi siamo solo della gente che ha bisogno i tagliarsi i capelli.
GEORGE : NO! Quello che rappresentate per loro è la LIBERTA’.
BILLY : Che c’è di male nella libertà, la libertà è tutto!
GEORGE : Gia ... si è vero la libertà è tutto d’accordo, ma…. parlare di libertà ed essere liberi sono due cose diverse…
Voglio dire che è difficile essere liberi quando ti comprano e ti vendono al mercato…
E bada a non dire mai a nessuno che non è libero perché allora quello si darà un gran da fare a uccidere e massacrare per dimostrarti che lo è.
Ah Certo ti parlano e ti parlano e ti riparlano di questa famosa libertà individuale, ma quando vedono un individuo veramente libero allora hanno paura.
BILLY : Eh!  La paura però non li fa scappare!
GEORGE - NO, ma li rende pericolosi …………..
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GNIP GNIP GNIP GNIP GNIP GNIP GNIP SWOMP
BILLY : Ahaha Hai ragone …………………phiuu SWOMP
GEORGE : SWOMP
BILLY : SWOMP
GEORGE : SWOMPT
BILLY : SWOOOOOMP
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GEORGE : Hai mai…   Hai mai parlato coi rospi nel cuore della notte tu..?
BILLY : In generale no…
GEORGE : No…?
BILLY : eh no !
GEORGE : Bhe! Sai cosa facevo io….?
BILLY : Noo! Cosa facevi….?
GEORGE : Ti dirò una cosa che non facevo … non parlavo coi rospi nel cuore della notte…punto!
BILLY : Ehehe! Tu sei tutto matto!
GEORGE : sii ?!?
(Tratto da Easy Rider - 1969)
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giovedì, 01 marzo 2007

Ecco, il sole mi guarda da lontano
nascosto da un forte e florido tiglio
e sembra sussurrare, parlarmi piano:
questa brezza è il suo fledile bisbiglio.

I tiepidi raggi illuminano il prato
gli alberi, la fontana e i larghi viali.
come un colombo appena liberato
volo via. Mente e Cuore son le mie Ali.

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categoria:poesia
venerdì, 16 febbraio 2007

Alla fermata vedo due ragazzi
che dicono di amarsi come pazzi.
Dolcemente si stringono la mano
e io triste li osservo da poco lontano.

In testa un solo ossessivo pensiero
Sono sbagliato io! Sbagliato per davvero!
Dove  l'altra  mia metà si è nascosta?
A questa domanda non trovo risposta!

Mentre sono in questi pensieri assorto
li vedo felici del loro amore
e sembra che nulla a loro vada storto:

anche il grigio più cupo prende colore.
Certezza a malinconia conforto:
Non sarò sempre e solo spettatore!

 

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categoria:poesia
giovedì, 08 febbraio 2007

Seguo l'invito di una mia amica con cui ho avuto il piacere di parlare ieri sera e pubblico una mia vecchia poesia... Spero vi piaccia.

OGNI GIORNO (Marco Cianchi)

Ogni giorno mi avvicino a lei,
con la paura di un rifiuto,
cercando parole (restando muto)
per esprimere i sentimenti miei.

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categoria:poesia
sabato, 13 gennaio 2007

Le prove della vita, naturalmente, non hanno mai fine. Tutti sono destinati a sperimentare infelicità e disgrazie, ma ora ho come una sensazione, una sensazione che prima non c'era, e che non si ferma alla superficie delle cose, ma mi pervade fino al profondo del cuore: ce l'abbiamo fatta. Ora tutto andrà meglio. Queste cose si sentono.

(Robert M. Pirsig - Lo Zen e l'arte della manutenzione della motocicletta)

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lunedì, 11 dicembre 2006

Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine, ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi, chi non cambia la marca, il colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce.

Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero su bianco e i puntini sulle "i" piuttosto che un insieme di emozioni, proprio quelle che fanno brillare gli occhi,

quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore davanti all'errore e ai sentimenti.

Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi è infelice sul lavoro, chi non rischia la certezza per l'incertezza per inseguire un sogno,

chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai consigli sensati.

Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso.

Muore lentamente chi distrugge l'amor proprio, chi non si lascia aiutare; chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante.

Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo, chi non fa domande sugli argomenti che non conosce, chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.

Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare. Soltanto l'ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida felicità.

(Lentamente muore - Pablo Neruda)

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categoria:altro poesie
lunedì, 27 novembre 2006

La notte in cui mi trovo esalta tutti
i rumori. I miei pensieri sono i flutti
burrascosi di un mosso  e grande mare
che la mia nave stenta a navigare!

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